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Aldo Manuzio

(17-19 Aprile 2015)



Dal 17 al 19 aprile si sono tenute presso la Biblioteca di San Francesco della Vigna le conferenze del convegno-corso Per Aldo (a cura delle Cattedre Ambulanti di Charta) dedicate alla celebrazione del quinto centenario della morte di Aldo Manuzio (1515-2015), presentando studi, ricerche e punti di vista inediti o poco noti, ma con attenzione da parte degli organizzatori agli orizzonti di trasmissione del sapere e all’aggiornamento dell’uditorio costituito in prevalenza da bibliofili e da bibliotecari di varie regioni d’Italia e con ospiti estemporanei internazionali. Per l’occasione, ma nella prospettiva degli incontri su Aldo Manuzio previsti a Venezia nel secondo semestre del corrente anno, è stata allestita negli ambienti della biblioteca una mostra delle aldine possedute dalla collezione risultante dalla fusione di più biblioteche francescane dell’area veneta confluite a San Francesco della Vigna.

Della stratificazione del notevole fondo antico e della presenza al suo interno di aldine (tra cui il Valerio Massimo 1514 dotato di legatura coeva) hanno riferito Federica Benedetti e il direttore Rino Sgarbossa. Tuttavia l’interesse delle tre giornate di lavori si è irradiato dal convento e dalla chiesa di San Francesco della Vigna alle biblioteche della Fondazione G. Cini e della British Library di Londra, nonché alla biblioteca Apostolica Vaticana. Le relazioni presentate, rispettivamente, da Ilenia Maschietto, Alessandra Panzanelli e Laura Lalli, hanno inteso innestare nello spunto costituito dalle collezioni di aldine, una ricognizione pluriarticolata all’interno di queste grandi raccolte.

Se nella Vaticana la presenza di Aldo Manuzio il Giovane si raccorda al trasferimento a Roma della grande esperienza di Aldo il Vecchio e di Paolo, per le altri sedi l’analisi delle provenienze e dei possessori illustri ha tracciato le linee di quelle origini del collezionismo aldino ricostruite da Graziano Ruffini nel suo ragguaglio storiografico e alla luce della ricezione di Aldo a partire dal XVIII sec. Le lezioni di Angela Nuovo e di Dino Casagrande hanno piuttosto insistito sul carattere peculiare dell’impresa di Aldo Manuzio, tra rete personale e comparentale e necessità di raggiungere i lettori immettendo sul mercato e vendendo in libreria prodotti finiti e dotati di legatura caratteristica.

Fabio Massimo Bertolo ha ribadito del resto la priorità di considerazione costituita da esemplari aldini, Polifilo 1499 in primis, marginosi e contraddistinti da legatura coeva, oltre ovviamente che dalla rilevanza dei possessori e delle testimonianze da essi lasciate. Gli interventi di Piero Scapecchi hanno riepilogato, non senza utili provocazioni, la biografia di Aldo, ma tenendo conto anche delle precisazioni fornite da Manuela Rossi sulla fase carpigiana, alla corte di Pio, in qualità di precettore, e anteriore al successivo impegno veneziano nell’editoria. Anche i ritratti di Aldo sono stati oggetto di discussione, accogliendo l’effetto suscitato dall’esposizione eccezionale alla Scuola Grande di San Marco nel corso dell’inaugurazione del convegno-corso, il 16 aprile, del ritratto attribuito a Carpaccio o a Benedetto Bordon, maestri entrambi vicini in varia misura ad Aldo e al suo ambiente.

Chiudendo il corso, Alessandro Scarsella ha rinnovato l’invito alle istituzioni di riportare il libro e la lettura al centro delle attività sociali e a recepire la metodologia di valorizzazione a tutto campo suggerita dalle tre giornate di studio severe ma assolutamente non noiose.